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Nella corsa all’innovazione la ricerca di idee e di creatività ha un posto di primo piano. Oggi sia la pubblica amministrazione che l’impresa si pone nei panni del talent scout alla ricerca di personalità in grado di dare idee preziose, visioni originali e fruttuose per quello che è il miraggio un po di tutti: vincere la sfida del mercato con un prodotto/servizio che si allinei per prestazioni e successo ai big internazionali.
Ora noi crediamo che i talenti siano necessari e averli come risorsa sia una grande opportunità, ma per quanto condizione necessaria, non è sufficiente spesso a dare vita a una idea.
Siamo di fronte a una grande contraddizione, se non proprio a una visione prospettica forzata e che, dati alla mano, non sembra dia i risultati sperati.
2lifeCast nella sua attività di sostegno alla autorialità si trova a fare da incubatore, pur con tutti i limiti del caso di una realtà ancora in una fase Beta.
L’esperienza che ne stiamo traendo e che ci sta consegnando verso la prossima strutturazione, è che per arrivare ai risultati oggi servono si modelli e sistemi, ma sopratutto una visione che preveda prioritariamente la formazione dell’idea all’interno di un processo di condivisione.
All’interno di questa visione è giocoforza l’abbandono di parte dell’identita, o almeno di parte delle sue prerogative. come abbiamo già scritto altrove, noi crediamo che l’autorialità debba essere riconsiderata proprio come entità fondamentale, ma non centrale nel processo creativo, e come tale deve essere riconsiderata la relazione fra autore e fruitore, fra autore e collettività, fra autore e cultura.
Questa considerazione è fondamentale. Una riflessione sul ruolo dell’autore e della sua perdita di centralità ce l’ha consegnata Marialuisa Grimani, che in una discussione sull’arte, ha sollevato una questione estremamente interessante e che puo’ fare da esempio a quanto stiamo dicendo. Marialuisa asseriva che sempre più il “capolavoro” espressione massima del processo creativo di un autore, andava perdendo di senso più si avanzava nella modernità. Sempre più è necessario per comprendere l’opra di un autore, conoscerne l’evoluzione, le relazioni, poichè l’opera dell’artista oggi è riflesso della complessità e dell’ubiquità dei media e delle forme espressive dove l’intreccio , la relazione, il debito dell’autore verso l’ “altro” è condizione imprescindibile.
La cultura performativa dell’unicità, del talento, mostra la corda: non ci sono più i primi della classe. Diciamo di più: non sono più necessari. E’ molto più produttivo il pensiero sistemico, relativista, condiviso, rispetto al pensiero proprietario.









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