Publishing fra carta e digitale

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Questo è il nostro nuovo articolo su editoria e libro digitale pubblicato sul numero di maggio di Beltel.

“Dopo il successo dell’iPad e con molti altri tablet in arrivo, si prevede una rapida migrazione dell’editoria verso contenuti digitali. Come cambierà l’editoria libraria tra libri interattivi con rich media content e weblinks? Quale scenario per quotidiani e periodici? E come evolveranno le esperienze dei consumatori?”

« C’è sempre qualche vecchia signora che affronta i bambini facendo delle smorfie da far paura e dicendo delle stupidaggini con un linguaggio informale pieno di ciccì e di coccò e di piciupaciù. Di solito i bambini guardano con molta severità queste persone che sono invecchiate invano; non capiscono cosa vogliono e tornano ai loro giochi, giochi semplici e molto seri. »
(Munari, Arte come mestiere, 1966)

Ho pensato a Munari e alla sua incredibile e feconda relazione con l’infanzia e il pensiero creativo per sintetizzare in una immagine.
L’anziana signora che sottovaluta la serietà del processo che sta alla base del gioco, fa bene il paio con la situazione che vede l’editore oggi impreparato ( e sospettoso) nel confronto con la nuova edizione-produzione-fruizione del media libro ( volgiamo continuare a chiamarlo così? O stiamo parlando di un “metalibro”? ) e che produce lo stesso straniamento serio/giocoso che tanto chiaramente sottolineava Munari tra ortodossia e innovazione.

Il cambiamento che sta subendo l’editoria ha una necessità fondamentale: la preparazione a un vero e proprio cambio di paradigma nell’ambito del processo editoriale e di conseguenza assumere la capacità per pensare, produrre, usare, distribuire un prodotto/contenuto autoriale digitale nativo.

Esprime bene questo processo innovativo Matteo Bittanti che conia un neologismo adatto alla condizione di ibridazione tipica delle convergenze tecnologiche che chiama Intermedialità, ovvero un processo che che coinvolge dinamiche produttive, testi e pratiche di consumo che portano i contenuti negli spazi pubblici e privati, nei mondi virtuali, nel web, in TV e su mobile e su quant’altro andremo a inventare.

Secondo questo pensiero (che Bittanti applica in un suo saggio ai videogiochi, e che io prendo in prestito) non è più questione se il libro sia carta o bit: forse non è più il momento di distinguerlo come oggetto-prodotto, quanto come prodotto mediale e a mio modo di pensare, il libro non è che uno di questi media: le vie dei pensieri digitali sono un laboratorio dove verificare e provare la mutevolezza del libro, sia come esperienza dell’autore che del lettore.
Si,  perché a mutare non è solo l’oggetto libro, ma è anche l’autore, l’editore e il lettore: al tempo dell’internet 2.0, della condivisione, è necessario rispondere da autori e lettori 2.0

Il libro diventato digitale cambia, tanto da non riconoscersi più con la sua definizione: “Un libro è un insieme di fogli stampati o manoscritti delle stesse dimensioni cuciti insieme in un certo ordine e racchiusi da una copertina. Il libro, usato per avere informazione o anche per divertimento, è ancora oggi lo “strumento principe del sapere” (it.wikipedia.org/wiki/Libro). L’esperienza, l’interfaccia, la sensorialità di una lettura di un media digitale se non sono integralmente diverse, sono comunque molto lontane

L’autore diventato digitale cambia, non solo perchè viene ad assottogliarsi la separazione fra autore e lettore, sempre più in intimità, non solo perchè sempre più l’autore diventa autore collettivo, e anche nei casi in cui questo non è palese si evidenziano comunque ad ogni link i legami e le interdipendenze, ma anche perchè credo l’autorialità debba essere riconsiderata proprio come entità fondamentale, ma non centrale nel processo creativo, e come tale deve essere riconsiderata la relazione fra autore e fruitore, fra autore e collettività, fra autore e cultura.

l’editore diventato digitale cambia, ibridandosi con il distributore da un lato e dal broadcaster dall’altro, perchè è nella modalità e nella capillarità della presenza dei contenuti in rete che si svilupperà il prossimo playground del mercato editoriale

il lettore diventato digitale cambia, muta il suo modo di leggere e addirittura di ricordare, se l’autore diventa collettivo, molteplice, allo stesso modo lo è anche il lettore, sempre meno soggetto finale del “consumo” letterario.

A differenza di quanto si possa semplicisticamente vedere ( e lo steso sguardo miope che è stato superato dai mercati della musica e del video) la digitalizzazione e l’internet non sono state la fine delle major musicali e cinematografiche, anche l’editoria scoprirà che è proprio dala rete che arriverà il suo riscatto e il suo futuro.

La nuova editoria non so come sarà, ma certamente per un certo tempo sarà un laboratorio dove sperimentare la dinamicità dei rapporti fra autore/lettore, una apertura e una condivisione mai sperimentata prima in nessun media e che mette in discussione nel profondo la proprietà, l’autorialità e la creatività.


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