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Il 15 gennaio ci siamo trovati in nella nostra sede in Milano e presso il Museo del Metaverso in Craft con l’idea di giocare a raccontare.
Le regole del gioco sono dette in breve qui sotto.
Lo abbiamo provato, e abbiamo rilevato alcune cose: che fatto solo in chat diventa lungo e non permette grandi racconti, e che è fondamentale raccontare fatti più che opinioni.
Importante è anche avere un timer che scandisca il tempo: non più di 5 minuti per racconto. Il ritmo è importante.
Alcuni amano che in un gioco vi sia un vincitore. La regola per averlo in questo gioco è da inventare.
Il “pubblico” nelle regole è un po’ penalizzato. Può essere che oltre a fare la proposta di tematica, possa accompagnarla con un racconto (che soggiace alle regole generali).
Al Museo del Metaverso, Velazquez Bonetto ha costruito una struttura che funzionava in parallelo con le tra ciotole da cui a Milano pescavamo i bigliettini che davano tema e tempo al racconto. Incrociando le due cose si poteva pescare fisicamente e digitalmente, facendo si che il tavolo condiviso fisico/digitale fosse ancora più vicino alla completezza.
In seguito mi sono venuti in mente altri due modi per usare la struttura di Velazquez:
1. Versione “approfondimento”. Ad una data ora di ogni giorno per 10 gg viene fatta una pesca e di conseguenza, entro la pesca successiva viene postato un intervento/racconto in un blog (cui possono seguire commenti ecc ecc)
2. Versione “batticuore”. Al posto di raccontare, si scrivono degli aforismi della lunghezza di 140 battute. Gli stessi partono come twitter. Per questa versione usare un timer: 3 minuti per pensare e scrivere. Dopo che il “concorrente” ha inviato il suo aforisma il “pubblico” vota la qualità dell’aforisma e se vuole posta degli aforismi alternativi. 3 minuti anche per il pubblico, poi si pesca di nuovo.
Ecco la descrizione.
Un tavolo dove si compie l’antico gioco del racconto.
Racconto di esperienze di passata attività, di attuale arte e di visioni del futuro.
Cinque-sei persone attorno a un tavolo che sconfina nei mondi immersivi e nel web. Qualcuno sarà in via Malaga, nella casa-sede di 2lifeCast, qualcuno in collegamento skype, qualcuno al Museo del Metaverso.
Una serata fra amici che portano il proprio sapere.
Il gioco:
tre ciotole (una di legno, una di coccio e una di metallo) con dei foglietti piegati. Un eventuale pubblico con un foglietto per una domanda finale.
Nelle ciotole:
nella ciotola di ferro (argomento): una parola che dà il tema di quel che si racconterà
– network (+)
– codice
– pennello
– esposizione
– performance
– pubblico
– virtuale (+)
– bellezza
– patrimonio
– contestazione
nella ciotola di coccio (tempo): il periodo a cui riferirsi
– 2 biglietti futuro
– 4 biglietti presente
– 4 biglietti passato
nella ciotola di legno (possibilità): carte che si possono giocare
– posso parlarne molto brevemente (+)
– posso chiedere a qualcun altro di parlare al mio posto
– posso inventarmi tutto
– 2 posso ripescare il biglietto del tempo (+)
– 2 posso ripescare il biglietto dell’argomento
– posso scegliere il tempo
– posso cantare una canzone e passare il turno
– posso chiedere a tutti di fare una dichiarazione breve sull’argomento pescato
regole:
1. a. comincia il più anziano, poi in senso orario; b. si pesca prima dalla ciotola di ferro, poi dalla ciotola di coccio, infine dalla ciotola di legno; c. si mostrano i biglietti; d. si comincia a raccontare
2. il racconto non deve durare più di 10 minuti. Senza uso di timer, ma apprezzando l’essere concisi.
3. una persona esterna al tavolo (chi fa le riprese ad es o chi traduce) pesca per coloro che sono in remoto.
4. le eventuali persone che fanno da pubblico possono fare una “domanda” esponendo un fogliettino con una parola sopra (che hanno scritto durante la serata), indicando la persona a cui vogliono porre la domanda. Ogni persona del pubblico ha un solo fogliettino/una sola possibilità. La “domanda” può essere posta fra una pescata e l’altra, oppure alla fine delle pescate. La parola può essere contestualizzata (ma non troppo tanto da renderla una normale domanda).
(note: l’idea è di avere “attorno al tavolo” cinque o sei persone, sette al massimo, e di avere altrettante persone come pubblico.)








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