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Prosegue la nostra collaborazione con Fabrizio Bellavista. Un cortocircuito di idee e di proposte che si traducono in articoli su ADV strategie di comunicazione. Eccolo.
“Il linguaggio è come una pelle: io sfrego il mio linguaggio contro l’altro. E’ come se avessi delle parole a mò di dita o delle dita sulla punta delle mie parole”
(R. Barthes – Frammenti di un discorso amoroso – ’79)
Modelizzare porta sf..! Da Platone all’ipermercato
Una lingua non è la somma di elementi, ma una dinamica relazione di varianti discrete. La lingua non è determinabile esattamente come la matematica, dal suo interno.
Continua il dialogo tra me e Stefano Lazzari, un dialogo che si materializza in conversazioni telefoniche, via skype, in pranzi dal vivo e in post in facebook…. Stefano Stex ha il dono dell’apriscatole. Cioè ha il cervello che al pari del paracadute più si apre e meglio funziona. Lay out, mock up, parole sino a poco tempo fa affascinanti. Come i modelli. E’ pensabile una storia senza modelizzazioni – la mappa non è il territorio, come dire che il menù del ristorante non è commestibile: ma se lo diventasse?
Se il menù e le pietanze divenissero un unico elemento. Come fa la mappa a diventare il territorio, narrazione, realtà per quanto questo sostantivo possa essere di utilità? Google maps è la risposta parziale.
“Sia la comunicazione televisiva, che quella multimedia ha prodotto un nuovo modo di leggere l’immagine, forzandola verso forme referenziali autonome rispetto al testo e concentrando su di se il valore del concetto, a cui prima delle comunicazione di massa, partecipava solo in qualità di comparsa, accessoria e dipendente. In questo processo si inserisce a pieno titolo la grafica, che sfugge al lay-out, diventando esso stesso, ambiente cognitivo dinamico e propositivo.”
“D’altronde che l’interfaccia sia parte integrante del processo di descrizione/definizione del mondo lo avevano ipotizzato i grandi pensatori ermetici del rinascimento, uno per tutti Giulio Camillo Delmino, che con il suo teatro della memoria aveva creato il più grande strumento simbolico-visivo (similmente al web) in grado di dare all’uomo la possibilità di manipolare la conoscenza, e dunque il mondo.
L’interfaccia cela il codice sottotraccia, il “segno utile”, l’alfabeto, cede il passo all’immagine iconica che simula spazi, ambienti, materiali, creando ambiguità ma soddisfacendo una qualità sensoriale che ci è indispensabile per comprendere ciò che ci circonda.
L’icona, anche se ambigua, supera in capacità gestaltiche il segno utile. Invece di un cortocircuito, nella rete (e nelle mappe) ambiguità (del segno) e logica (del codice) si sostengono vicendevolmente.”









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